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Non c'è pace per gli imbianchini

Nel contatto quotidiano con il mondo del commercio i consumatori sono protetti da un insieme di leggi che dovrebbe impedire ai soggetti più forti di commettere abusi. Tra le più note ricordiamo la possibilità di recedere da alcuni tipi di contratti dopo averli firmati, la possibilità di eliminare dai contratti alcune clausole eccessivamente onerose, ed una forma di garanzia sui prodotti di consumo, per un periodo di due anni, sempre a carico del venditore.

Queste norme specificano già nel titolo, e poi precisano meglio nei primi articoli, che sono rivolte esclusivamente alla tutela dei consumatori, e quindi escludono categoricamente tutti gli altri soggetti.

Periodicamente giungono a Port@Lex.it varie mail sull'argomento inviate da piccoli imprenditori, commercianti ed artigiani, che si stupiscono e si lamentano di questa discriminazione, e a volte riportano casi che dimostrano come un certo tipo di operatori molto furbi stia cambiando obiettivo e punti a questa nuova categoria, che sembra destinata a prendere il posto dei consumatori nella triste graduatoria dei soggetti più deboli.

Vediamo allora di fare chiarezza su questa situazione e sulle due categorie giuridiche in argomento.
La definizione: secondo la Legge il consumatore è: la persona fisica che acquista o utilizza beni o servizi per scopi non riferibili all'attività imprenditoriale e professionale eventualmente svolta. Quindi l'edicolante che acquista un computer per gestire la sua contabilità non è un consumatore, l'imbianchino che stipula il contratto di assicurazione per il suo furgone non è un consumatore.
Che cosa accade quindi a questi soggetti nel caso in cui compiano un acquisto o sottoscrivano un contratto?

  1. non godono del "diritto di recesso" previsto dal D.Lgs 50/92 o dal D.Lgs 185/99;
  2. non godono della garanzia minima di due anni a carico del venditore prevista dagli artt. 1518 bis e seguenti del Codice Civile;
  3. il contratto di vendita non è soggetto agli articoli 1469 bis e seguenti del Codice Civile sulle clausole vessatorie;

Questa decisione è stata presa dall'Unione Europea, e tutti gli stati si sono ovviamente adeguati, partendo dal presupposto che l'unico anello debole della catena sia il consumatore, mentre gli altri utilizzatori finali di beni e servizi, i cosiddetti "professionals" siano in grado di fare a meno di queste protezioni.
Il concetto che da origine al ragionamento è quello della conoscenza, infatti ogni "professionals", sia l'azienda multinazionale che la lavanderia dell'angolo, ha alle spalle una associazione di categoria, che fornisce supporto legale e fiscale, e quindi è in grado di conoscere meglio le opportunità del mercato ed anche i relativi rischi; in più queste spese di associazione ed informazione sono deducibili dalle imposte.
Di questo aiuto invece non gode assolutamente il consumatore, anzi, è in balia totale della pubblicità, e per informarsi seriamente deve sopportare dei costi.
Per questo motivo il Consiglio ed il Parlamento Europeo hanno emanato direttive che in tutte Europa forniscono ai consumatori garanzie minime di base. Che poi tutti conoscano bene i loro diritti è un altro discorso, ma per questo ci sono le Associazioni per la difesa dei Consumatori (che hanno per scopo la difesa dei diritti violati), e la stampa ed internet che forniscono informazioni (con siti come www.portalex.it).

Se poi il nostro decoratore o la titolare della lavanderia non si fossero ancora iscritti alla loro associazione di categoria, ed ora si trovano in affanno per qualche operazione mal riuscita, ecco una risposta anche per loro:
è vero che i "professionals" non godono dei diritti previsti dalle varie leggi che tutelano i consumatori, ma per loro rimangono sempre valide la disciplina sulle clausole abusive nei contratti, prevista dagli articoli 1341 e seguenti del Codice Civile, e per quanto riguarda la garanzia sui beni acquistati è sempre il Codice Civile che viene in aiuto con la disciplina della garanzia legale agli articoli 1490 e seguenti, e con la garanzia commerciale all'articolo 1512.
Ricordiamo infine che le Camere di Commercio da anni dispongono di un sistema di arbitrato che serve proprio a dirimere velocemente e con poca spesa questo tipo di controversie tra aziende. Dunque sembra esista una soluzione per ogni problema, la realtà a volte cerca di darci torto, ma è nostro dovere tenere gli occhi aperti.

20 giugno 2005
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