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7/Il Valore economico della Privacy

La Costituzione, ed il Codice per la protezione de dati personali, entrato in vigore il I° gennaio 2004, riconoscono ad ogni persona il diritto alla riservatezza dei propri dati personali. Quindi nessuno può raccogliere, registrare, analizzare, catalogare, conservare, raffrontare, utilizzare e diffondere informazioni relative a persona fisica, persona giuridica, ente od associazione. Per compiere anche una sola di queste azioni è sempre necessaria una autorizzazione, che a seconda dei casi può venire direttamente dall'interessato, dal Garante o dalla legge. È questo il motivo per cui ogni volta che concediamo ad altri di registrare i nostri dati, ad esempio quando facciamo delle analisi in ospedale, o apriamo un conto corrente in banca, o acquistiamo un'automobile, ci viene chiesto di firmare una dichiarazione che consenta alla nostra controparte di trattare questi dati, cioè registrarli, archiviarli e manipolarli al fine di dare corso alle attività richieste.

I dati personali (Art. 4.1b), oggetto di questa normativa sono classificabili in tre diverse categorie:
i dati sensibili (Art. 4.1d), e cioè i dati personali idonei a rivelare l'origine razziale ed etnica, le convinzioni religiose, filosofiche o di altro genere, le opinioni politiche, l'adesione a partiti, sindacati, associazioni od organizzazioni a carattere religioso, filosofico, politico o sindacale, nonché i dati personali idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale.
i dati giudiziari (Art. 4.1e), riguardanti le questioni di giustizia penale o la condizione di indagato o imputato.
i dati residuali, ossia tutti quei dati che non rientrano nelle due categorie precedenti, come ad esempio il nostro nome e cognome o le nostre preferenze in fatto di letture, viaggi, auto, supermercati, ecc. ecc. che potremo denominare "dati comuni".

Anche il trattamento di questi dati comuni richiede l'autorizzazione dei soggetti a cui si riferiscono, ed è solitamente una autorizzazione che viene concessa apponendo l'ultima firma richiesta dal classico "modulo della privacy". Con la prima ed eventualmente la seconda firma si dichiara di accettare che i nostri dati, vengano registrati, e manipolati dall'ente con cui siamo entrati in contatto. Questo modulo ci permette anche di conoscere il luogo dove i dati sono conservati e chi è il responsabile del loro trattamento. In più le società commerciali e finanziarie, e tutti gli enti non pubblici in genere, chiedono una ultima autorizzazione, consistente in una ulteriore firma in calce ad una dichiarazione che recita più o meno così:

"prendo nota del fatto che questi miei dati saranno comunicati ad altre società collegate, e verranno utilizzati per l'elaborazione di analisi commerciali e per l'invio al mio domicilio di comunicati commerciali e proposte di acquisto di beni e servizi."

Accettando questa postilla la nostra buca delle lettere potrà essere inondata da valanghe di offerte di pentole e qualunque altra cosa, quindi pensiamoci bene.

L'argomento dei dati comuni è però ben più complesso, e certamente i suoi risvolti sono più importante di quanto ci si possa immaginare; in effetti a partire dalla legge 675 del 1996 è stato finalmente regolamentato un comportamento vecchio quanto il mondo, che consiste nello stilare liste ed annotare nomi, ed in base a questo scegliere buoni e cattivi, amici e nemici ecc. ecc., ma soprattutto si è cercato di regolamentare la cessione di queste liste a chi intende farne uso per scopi commerciali o politici.

Oggi questi comportamenti non sono più ammessi, e lo Stato si è riservato l'esclusiva possibilità di schedare le persone secondo i fini di diritto pubblico che ritiene necessari, ed in molti casi, oltre a darcene avviso ce ne chiede anche il permesso; tutte queste operazioni compiute da altri sono invece un reato, se non autorizzate e comunicate con i giusti mezzi. Questo cosa significa? Che anche le nostre abitudini alimentari, o le nostre preferenze in fatto di automobili, facendo parte della categoria dei dati personali, necessitano della nostra autorizzazione per essere manipolati, e quindi, essendo un bene prezioso, acquistano un valore economico.

Le moderne tecniche di marketing per funzionare ed imporre i prodotti giusti per i gusti del pubblico hanno un bisogno disperato ed assoluto di questi dati, in quantità sempre maggiori è più affinate, perciò le aziende che raccolgono queste informazioni, per poterle manipolare senza commettere reato devono ottenerle direttamente (sistema lento e complicato), oppure li acquistano a peso d'oro da chi li ha già raccolti con il vostro permesso (l'uovo di colombo). Facciamo un esempio semplicissimo? La società che gestisce la vostra carta di credito. Sa tutto di voi e della vostra famiglia, nomi, cognomi, indirizzi, reddito, classe sociale, e soprattutto, guardando la lista dei vostri acquisti, sa quali sono i vostri gusti, dove andate a comprare, in quali giorni, in quali orari. Questi dati valgono un mucchio di euro per un gruppo commerciale che deve scegliere dove aprire un punto vendita; e voi quanto ci ricavate? Pochissimo.

Questo mercato è talmente redditizio che tutte le aziende cercano di approfittare di ogni possibilità per entrarvi. La novità di questi ultimi tempi è data dall'Enel, il distributore nazionale di energia elettrica, che essendosi reso conto di avere per clienti tutte le famiglie italiane ha deciso di creare un club dove i clienti vengono registrati e poi classificati ed analizzati allo scopo di vendere questi dati commerciali sul mercato. Leggendo bene il modulo di adesione si può rilevare che questo consiste nella accettazione del trattamento di tutti i nostri dati da parte di Enel distribuzione e di società collegate, ma non solo, il titolare del contratto di fornitura dell'energia elettrica con questa adesione autorizza l'Enel distribuzione a trattare e a comunicare a terzi tutti i propri dati personali, ai fini dell'invio di comunicazioni commerciali, materiale pubblicitario, offerte di prodotti e servizi, nonché al compimento di ricerche di mercato. Il valore di questa operazione è enorme, perché l'Enel sa di noi già molte cose, ad esempio se e quale banca utilizziamo, se utilizziamo il computer e la posta elettronica, ovviamente quanta corrente consumiamo e quindi anche se disponiamo di pochi o molti elettrodomestici. Quanto ci guadagniamo noi a concedere questa autorizzazione? La possibilità di vincere un "premio" a sorteggio, ma, dato il limitato numero dei premi, le possibilità di essere sorteggiati sembrano molto poche.

La stessa attività viene svolta da una miriade di altri enti a cui noi non pensiamo mai, ad esempio le banche, le società delle carte di credito, le compagnie di assicurazione, e poi i giornali, tutti, all'interno dei quali un paio di volte all'anno troviamo questionari vari e dai nomi fantasiosi, ma che servono ad un unico scopo, quello di ottenere i nostri dati e venderli a peso d'oro.

Un secondo caso nel quale noi consumatori cediamo molti dati personali di grande valore avendo poco in cambio è dato dalle carte di fidelizzazione dei supermercati e grandi magazzini. Già quando facciamo richiesta di queste carte, per ottenere i soliti sconti irrisori e ridicoli, comunichiamo alla nostra controparte molti nostri dati e contemporaneamente ne autorizziamo il trattamento, ma in più ad ogni atto di spesa noi permettiamo al supermercato di analizzare quali sono i nostri acquisti, e quindi, se siamo clienti fedeli, di prevedere quali prodotti acquisteremo nel tempo, in quale quantità e con quale cadenza, questo permetterà a questi signori di programmare con buona approssimazione gli acquisti, in modo da alleggerire al massimo il magazzino. Poiché proprio la gestione delle scorte è una delle voci più delicate ed importanti delle aziende commerciali ecco che noi, con le nostre fidelity card, facciamo guadagnare a costoro milioni di Euro senza avere nulla in cambio.

In base ad una ricerca della Nielsen Ratings una famiglia che spenda annualmente 5000 Euro circa presso una catena della grande distribuzione è un Top Client, e fa parte di quella ristretta elite di famiglie in grado di indirizzare le scelte dell'azienda. Pensate che queste famiglie ricevano un trattamento particolare? Sconti? Premi? Assolutamente no, ed io lo dico con certezza perché la mia famiglia era una di queste, fino a quando non ci siamo accorti di essere presi in giro.
Certamente questo comportamento, tenuto fin'ora noi confronti di tutti i consumatori, è assolutamente scorretto; prima di tutto perché ci vengono richieste a tutto spiano autorizzazioni a trattare i nostri dati per fini commerciali senza che questo ci porti alcun beneficio diretto, secondo perché proprio le statistiche sui nostri acquisti permettono alle aziende un ulteriore e non indifferente risparmio, che non si tramuta in successivi risparmi anche per noi.
La risposta a questa situazione credo debba essere articolata. In primo luogo bisogna bloccare la diffusione dei nostri dati personali, in modo che non possano essere usati per creare statistiche che arricchiscono altri; proponendo semmai un accordo che preveda una nostra successiva comunicazione autorizzata contro un congruo canone annuo.
In un secondo tempo si dovrebbe affrontare la questione delle fidelity card proponendo alle varie catene a cui siamo affiliati un trattamento che sia sensibilmente migliore in base alla quantità di spesa che viene effettuata in un certo periodo di tempo.
Ricordate che il trattamento dei nostri dati personali per fini commerciali può essere interrotto in qualsiasi momento e senza alcuna giustificazione, semplicemente inviando una lettera per raccomandata R.R. alla stessa azienda che in un primo tempo avevamo autorizzato.

Data ....................
Spett.

Oggetto: D. Lgs. 196/2003 - Codice in materia di protezione dei dati personali.
Esercizio dei diritti dell'interessato, art. 7.

Il sottoscritto .................................……………....., nato a ......................................., il ...................,
residente in ......................................., ai sensi dell'art. 7, comma 4/b, del Decreto Legislativo 30 giugno 2003 n. 196, si oppone al trattamento dei dati personali che lo riguardano, da Voi eventualmente effettuato, ai fini di invio di materiale pubblicitario o di vendita diretta o per il compimento di ricerche di mercato o di comunicazione commerciale.

Distinti saluti

Firma leggibile

Allegare all'istanza una fotocopia del documento di riconoscimento

Alcuni link interessanti:
Il sito della privacy: http://www.privacy.it/
Il sito del Garante: http://www.garanteprivacy.it/

I recapiti dell'Autorità Garante per la protezione dei dati personali sono:
Piazza Montecitorio, n. 121 - 00186 Roma
Telefono: +39.06696771 - Fax: +39.0669677715
E.mail: garante@garanteprivacy.it

Il mio sito: \ la mia casella di posta: progettoportalex@aruba.it

La prossima pagina prenderà in esame: le vendite fuori dai locali commerciali.

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