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Il manuale di sopravvivenza del Consumatore

Le Definizioni/1

Il Consumatore

Esistono varie definizioni di Consumatore, a seconda che questa figura venga presa in considerazione dal punto di vista giuridico, sociologico o economico. Io aggiungerei che oggi è assolutamente necessaria anche una definizione etica, che comprenda le precedenti ed aggiunga la morale a questi concetti.
Secondo molti studiosi quello di Consumatore è uno status, cioè una speciale posizione delle persone rispetto ad una collettività, oppure, come lo ha perfettamente definito W. G. Friedmann (1) "un insieme aperto di situazioni di indifferenza positive o negative, in cui l'uomo viene a trovarsi nei rapporti sociali" . È quindi giusto che questo soggetto particolare goda di particolari attenzioni, e che la legge non sia più uguale per tutti, ma tuteli in maniera differente differenti situazioni.

Il Consumatore dal punto di vista economico.
Gli economisti sono gente strana, quasi sempre sbaglia completamente le previsioni, ma i politici, che sono ancora peggio, seguono comunque sempre le loro indicazioni, ed a rimetterci è la povera gente. Proprio gli economisti della scuola neoclassica, tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo elaborarono il principio della “sovranità del consumatore”; in base a questa teoria il consumatore è un soggetto semplice e razionale, guidato dal criterio della ricerca del massimo grado di utilità e non influenzabile da variabili esterne. E’ un consumatore forte, con la conoscenza perfetta dei beni e dei prezzi; ed è quindi in grado di influenzare la produzione a suo vantaggio (2);.
È chiaro che si tratta di una definizione assolutamente falsa allora come oggi, perché nella catena della distribuzione il Consumatore è il soggetto che dispone di meno informazioni, ed in più è aggredito dalla pubblicità, che con ogni mezzo tenta di influenzare le sue scelte allontanandolo dalla razionalità.
Circa quaranta anni dopo, J. M. Keynes, uno dei pochi economisti dotati di buon senso e di idee valide e coerenti intuì che il consumatore agiva in funzione del suo reddito e di fattori soggettivi che però non era ancora in grado di analizzare.
Tra il 1960 ed il 1970 il comportamento del Consumatore fu esaminato a fondo, e si ebbe la consapevolezza che le scelte dei consumatori rispondono a due tipi di esigenze: materiali e psicologiche (3).
Successivamente, l’intervento della sociologia portò una ventata di novità, e consentì agli economisti ed alle imprese di identificare con precisione le caratteristiche del Consumatore. Nacque il marketing e tutte quelle attività, come la pubblicità subliminale, che ogni giorno ci spingono ad acquistare non ciò che è utile per noi ma ciò che la catena produttiva desidera. Il marketing crea ogni giorno nuovi bisogni, necessità che non esistevano fino ad un attimo prima e che non ci portano verso alcun benessere, e poi ci spiega come placare questi nuovi bisogni spendendo soldi e facendo debiti.
Chi ritiene questi concetti eccessivamente catastrofici rifletta su questo: l’Unione Europea ha ritenuto la pubblicità talmente pericolosa per i Consumatori da varare una Direttiva ad hoc già nel 1984 (Direttiva 84/450/CEE sulla pubblicità ingannevole, recepita in Italia solo nel 1992 dal Decreto legislativo 25 gennaio 1992, n. 74), e successivamente, nel 1997 la Direttiva è stata nuovamente modificata per regolare il fenomeno della pubblicità comparativa (Direttiva 97/55/CE, che modifica la direttiva 84/450/CEE, in materia di pubblicità ingannevole e comparativa, recepita in Italia dal Decreto Legislativo 25 febbraio 2000, n. 67). È evidente che l’Unione Europea tiene in grande considerazione il pericolo che può derivare ai consumatori da una pubblicità non corretta, è altrettanto evidente come lo stato italiano abbia recepito queste norme con forte ritardo manifestando quella tradizionale ostilità nei confronti dei diritti dei consumatori che da sempre permea le nostre leggi, i nostri codici e l’attività del parlamento in generale.

Il Consumatore dal punto di vista giuridico.
La Legge 30/07/1998 n. 281 – “Disciplina dei diritti dei consumatori e degli utenti”, testo base della normativa italiana su questo argomento definisce i consumatori e gli utenti come “le persone fisiche che acquistino o utilizzino beni o servizi per scopi non riferibili all'attività imprenditoriale e professionale eventualmente svolta”. È una definizione sufficientemente chiara e simile a quella adottata anche da tutti gli altri stati dell’Unione, anche se alcune corti hanno manifestato un certo iniziale dissenso. Tutti quanti siamo quindi consumatori ogni volta che compiamo un acquisto di un bene o servizio per motivi personali nostri o della nostra famiglia, e non quando agiamo professionalmente; per essere chiari, la massaia o casalinga è sempre un consumatore, mentre il geometra che compra una risma di carta si vedrà applicare una diversa normativa a seconda che la carta sia stata acquistata per le sue necessità familiari o per la attività del suo studio professionale. Chiaramente anche per le aziende il regime è diverso. Il motivo è presto detto, il legislatore europeo, dal quale discendono tutte queste norme, ha ritenuto che il Consumatore sia effettivamente un contraente debole, con difficoltà ad assumere informazioni ed a compiere sempre le giuste scelte, mentre il professionista o l’azienda si trova in posizione commercialmente più agevole, e soprattutto dispone normalmente di mezzi economici sufficienti ad intraprendere costose azioni legali in caso di necessità. Si può essere più o meno d’accordo con questa definizione, ma questa è la legge, e le sentenze della suprema corte europea ha ormai consolidato questa soluzione.
La normativa è valida sia per gli acquisti di beni che per i servizi, ed è applicabile ai contratti con i fornitori di servizi quali acqua, energia elettrica o telefonia o ai servizi postali.
Certo però che se ci limitassimo a questa definizione del legislatore molti casi degni di tutela resterebbero esclusi. La dottrina (cioè le analisi degli studiosi del diritto) ci dice infatti che si può ricomprendere nella categoria dei Consumatori anche coloro che sono "indiretto oggetto di tutela" (4), cioè quei soggetti che nei sistemi di Common Law vengono definiti bystanders (5), termine che connota quanti, pur non acquirenti o consumatori, subiscono un danno da un prodotto di consumo, e vengono ad esempio definiti, dalla direttiva 85/374 CEE attuata in Italia con d. pr. 224/88 sulla responsabilità da prodotti difettosi, come "danneggiati" (6).
A questo punto, come suggerisce G. Alpa (7), potremmo allora utilizzare la definizione di M. Bessone, che definisce il Consumatore "la controparte non professionale dell'impresa" (8), definizione che non allude ancora al rapporto giuridico in senso stretto che si istituisce tra impresa e pubblico, ma semplicemente ai caratteri residuali e di riflesso che si individuano in chi non è professionista o commerciante o imprenditore, ma è destinatario di beni, servizi, messaggi, immessi sul mercato dalle imprese. Non si punta così all'analisi del rapporto tra impresa e consumatore, né sui motivi per cui è sorto, in quanto tale rapporto potrebbe anche non esistere nel caso di messaggi pubblicitari o nel caso di danni derivanti dalla circolazione di prodotti difettosi.


Per quanto riguarda invece i servizi che ci vengono forniti dalla Pubblica Amministrazione il consumatore viene meglio definito utente ma il discorso non cambia, anzi proprio tra i fondamentali diritti riconosciuti ai consumatori ed utenti dall’art. 1 della legge 30/07/1998 n. 281 vi è il diritto alla tutela della salute, che dovrebbe essere uno dei cardini della azione dello stato. In aggiunta gli utenti possono godere di vari strumenti, frutto disposizioni di legge, che regolano il loro rapporto con la pubblica amministrazione, tra questi l’Urp, e la Carta dei Servizi.

Il Consumatore dal punto di vista etico.
Partendo dalle definizioni precedenti noi, tutti noi uomini e donne cittadini del mondo, siamo consumatori, o meglio, lo diventiamo, nel momento in cui diamo corso ad un rapporto di consumo, cioè quando facciamo un acquisto o anche quando, in seguito alla visione di una informazione pubblicitaria, prendiamo la decisione di compiere una azione che in misura minima o rilevante potrebbe apportare miglioramenti alla nostra vita o a quella dei nostri famigliari. Siamo consumatori anche quando siamo vittime di un danno o ne siamo noi la causa, in quanto una compagnia di assicurazione, in base ad un contratto, dovrà far si che questa danno venga risarcito con una somma di denaro, fornendoci il giusto ristoro se siamo le vittime o liberandoci dagli obblighi di risarcimento se siamo noi gli autori del danno. Siamo altresì consumatori se, insoddisfatti dalle prestazioni della compagnia di assicurazioni, ci rivolgiamo al giudice per ottenere soddisfazione. Ancora, siamo nei panni del consumatore, quando ci rivolgiamo per le necessarie cure ad un medico della nostra A.S.L. o al più vicino Ospedale o pronto soccorso.
Riassumendo diciamo allora che ogni nostro atto viene compiuto per migliorare o ristabilire il nostro livello di benessere, sia cercando sollievo con cure mediche, che giustizia in un tribunale, che pompelmi al mercato rionale. Tutti i nostri atti di consumo sono rivolti dunque all’acquisto ed utilizzo di un unico astratto bene che possiamo definire benessere. Per ottenerlo paghiamo in contanti e di solito in anticipo, oppure con gli interessi. Un tempo c’erano le monete d’oro e d’argento, ed i più furbi le limavano un po’ prima di spenderle, ora questo non è più possibile; anche se limate un bancomat o un biglietto da cinquecento euro i risultati non saranno soddisfacenti.
Dunque per ottenere benessere paghiamo in contanti, di solito in anticipo e con moneta “buona”, non svalutata o limata o contraffatta, e quasi sempre ottenuta faticosamente.
Ora controlliamo se a fronte del nostro pagamento, eseguito spesso in anticipo, ed utilizzando sempre il bene denaro nella sua assoluta perfezione e completezza ci viene corrisposto in cambio un bene di tipo benessere avente le stesse caratteristiche di perfezione e completezza.
Solitamente no. Altrimenti non esisterebbero il diritto dei consumatori con tutte le sue leggi,, le Associazioni per la difesa dei consumatori ed io in questo momento sarei altrove.

Ricapitoliamo le definizioni.
Il consumatore è un essere che risponde a due tipi di esigenze: materiali e psicologiche.
È una persona fisica che acquista o utilizza beni o servizi per scopi non riferibili all'attività imprenditoriale e professionale eventualmente svolta
È un indiretto oggetto di tutela, come ad esempio un danneggiato o un destinatario di messaggi pubblicitari
È la controparte non professionale dell’impresa
-.
Per riassumere tutte queste posizioni, il CONSUMATORE può essere definito come l’utilizzatore del bene astratto denominato BENESSERE, (entità immateriale che ricomprende in se tutte le posizioni precedentemente elencate ed oltre) per il quale è sempre disposto a dare in cambio il bene denaro in tutta la sua assoluta perfezione e completezza.

Riferimenti bibliografici:

1 W. G. FRIEDMANN, Some reflections on status and freedom, Tratto da Essays in honour of Roscoe Pound, Indianapolis, 1962, p. 222 segg.
2 F. SILVA, A. CAVALIERE, I diritti del consumatore e l’efficienza economica, in La tutela del consumatore tra mercato e regolamentazione, a cura di F. SILVA, Roma 1996, p. 26
3 J. S. DUESENBERRY, Reddito, risparmio e teoria del comportamento del consumatore, Etas Kompass, Milano 1969
4 V. BUONOCORE, Contratti del consumatore e contratti di impresa, Rivista di Diritto Civile, I 1995, p.12
5 V. Z. ZENCOVICH, Consumatore, tutela del, Enciclopedia giuridica italiana Treccani, VIII, Roma 1988
6 G. CHINE’, Il Consumatore, in Diritto Privato Europeo, a cura di N. Lipari, Padova 1966, p. 167
7 G. ALPA, Voce Consumatore in Digesto, Diritto civile
8 M. BESSONE, Contratti del mercato e teorie del consumo, PD 1976, p. 621);

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