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Il manuale di sopravvivenza del Consumatore

Le Definizioni/2

Il Commercio

Chiameremo commercio, per brevità, tutte quelle attività legate alla produzione e vendita di beni e servizi che si pongono come controparte del consumatore.

La prerogativa che caratterizza il commercio è che si tratta di una attività a fini di lucro, svolta cioè da persone o gruppi di persone associate sotto forma di azienda al fine di ricavarne un utile. Qui sta il primo punto dissonante del dualismo commercio consumatore, il primo vende per guadagnare, il secondo acquista per vivere, magari vivere lussuosamente, ma comunque vivere.

Quindi di fronte all’ etica assoluta del consumatore, c’è il venditore commerciante, che per istituzione non può essere etico, perché deve rispondere alle regole della lotta per la sopravvivenza commerciale, e quindi deve vendere, qualunque cosa in qualunque modo pur di ricavare un utile. Nel caso qualcuno storcesse il naso su questo ragionamento si pensi al Diritto dei Consumatori, se il legislatore ha creato norme che garantiscono sempre e solo un'unica parte dalle clausole abusive, dai contratti irregolari, dalle garanzie fasulle, ci dovrà pure essere un motivo fondato.

Esistono certamente dei buoni commercianti e delle serissime aziende, ma in generale le motivazioni di costoro sono sempre diverse dalle nostre, e lo dobbiamo sempre tenere presente. Il commercio ci vende un bene per ottenerne un utile, noi lo acquistiamo per migliorare la nostra esistenza. Il solo fatto che il commercio inventa nuovi bisogni da soddisfare per incrementare i suoi utili già deve farci riflettere.

Una seconda caratteristica del commercio è la insensibilità assoluta a qualunque segnale o richiesta di moderazione che gli pervenga dai consumatori o dalle parti sociali in genere, come governo, partiti, sindacati.

Questa pessima qualità non deve essere confusa con la libertà di azione commerciale che permette la moderna economia “capitalista”. Se così fosse i prezzi oscillerebbero molto spesso, e sarebbero effettivamente guidati dalle sane leggi della domanda e dell’offerta. L’insensibilità di cui parlo determina invece la rigidità dei prezzi; questo problema è molto sentito proprio in questi tempi; dopo l’avvento dell’Euro e con una inflazione dichiarata del 2/3 per cento tutti i beni sono aumentati in maniera folle, in certi casi anche raddoppiando di prezzo, questo fenomeno ha di fatto causato il crollo dei consumi, e ci sono voluti due anni e l’intervento dei media più potenti per iniziare a frenare questa folle ed insensata corsa.

È chiaro che questa stupidità degli agenti commerciali ha creato danni in casa propria, e lo si comprende osservando quanti esercizi stanno chiudendo di questi tempi; ma se da un lato questo dato potrebbe lasciarci indifferenti bisogna anche considerare che coloro che, dotati di buone riserve hanno tenuto duro, ora potrebbero non essere ancora disposti a cedere e diminuire i prezzi, fidando sul fatto che orami sono rimasti in pochi a dividersi la torta. Ritengo che siano ancora necessari un paio di anni di autolimitazione nei consumi per raggiungere un livello dei prezzi accettabile, sempre che in contemporanea avvengano quelle riduzioni fiscali tanto promesse.

Altre pessime qualità del commercio sono la tendenza ad influenzare, in maniera non sempre corretta il mercato, barando sulle informazioni o diffondendone di non veritiere (il garante della concorrenza e del mercato è sempre al lavoro) e la tendenza da parte di molti imprenditori ad aggirare le norme di legge al fine di creare illeciti guadagni (le discariche abusive sono un esempio classico)

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